Dottore in Psicologia
Eclettico, etereo e creativo. Nato a Napoli il 03/11/1996, laureato in Scienze e Tecniche Psicologiche all'Università Federico II di Napoli, si specializza in Cognitive Psychology and Psychophiosology all'Università degli studi della Campania Luigi Vanvitelli, durante la magistrale lavora come Tutor del Dipartimento di Psicologia e studia in Erasmus alla Vilnius University (LT). Ha lavorato come Creative Director e Graphic Desgn freelance. Al momento è un tirocinante dell'istituto di ricerca IDOCAL dell'Università di Valencia. Ama la ricerca, l'arte, il marketing e le neuroscienze.
L’esperienza estetica è per sua natura multisensoriale e a tratti ipnotica. Se provassimo a eleggere la tipologia di espressione estetica più coinvolgente, non potremo che citare la danza. Ma come si differenzia il cervello dei ballerini professionisti? In che modo la conoscenza tecnica dei movimenti osservabili influenza l’esperienza estetica e la percezione empatica conseguente? Un team di neuroscienziati ha provato a rispondere a queste domande studiando i ballerini professionisti del Royal Ballet di Londra…
L'esperienza estetica è un argomento molto intrigante e controverso. Tanto attraente da aver attirato l'interesse dei neuroscienziati, i quali hanno inaugurato un campo di ricerca denominato Neuroestetica, incentrato sulla comprensione delle basi neurali coinvolte nell’interazione uomo-arte. I risultati finora ottenuti sono molto eterogenei, infatti non esiste un modello interpretativo condiviso tra i ricercatori. Tuttavia, una visione d'insieme suggerisce che l'esperienza estetica è caratterizzata dall'attivazione di aree sensomotorie, emotive e aree legate alla ricompensa. In particolare si sta arrivando ad un approccio multisensoriale che spodesta la centralità del sistema visivo nell’interpretazione della relazione uomo-arte...
Nulla è più soggettivo dei gusti personali. In particolare, si è scoperto che nulla è più soggettivo dei gusti personali in relazione alle aspettative e al contesto.
Ad esempio, Plassmann, O'doherty, Shiv e Rangel (2008) hanno dimostrato che la preferenza per i vini aumenta all’aumentare del prezzo, anche se inventato. È come se il consumatore si fidasse del valore di mercato attribuito al prodotto, creando un’associazione cognitiva fra la quantità di denaro richiesta e la qualità del vino offerto, e fin qui nulla di nuovo. Tutti noi ci fidiamo dei valori di mercato, grossomodo.
Se, invece, passiamo dal mercato vinicolo al mondo dell’arte contemporanea, che succede?