Affamati di likes: i social media come una “Skinner box”

Affamati di likes: i social media come una “Skinner box”

Cosa hanno in comune l’uomo e il topolino della “Skinner Box”? Per rispondere a questa domanda, è bene chiarire di cosa stiamo parlando e quali sono i presupposti teorici.

 La “Skinner Box” è uno degli strumenti sperimentali più famosi del Novecento. Ideata da Skinner B.F. negli anni Trenta, essa consiste in una gabbia in cui una cavia, che ha la possibilità di muoversi liberamente all’interno di essa, viene condizionata, ossia influenzata, a toccare più volte una leva per ottenere del cibo in associazione con tale gesto e a smettere di premerla se riceve una scossa elettrica. Padre del paradigma del “condizionamento operante”, Skinner sosteneva che un comportamento tende ad essere appreso e riproposto nel tempo, se le conseguenze alla nostra azione sono positive per il soggetto, mentre tende ad estinguersi se le conseguenze ad essa sono negative (Skinner, 1931).
Torniamo alla nostra domanda. Secondo questa corrente psicologica, anche l’uomo, come il topo dell’esperimento, nei suoi comportamenti, sembra essere influenzato dalle conseguenze che ottiene nelle diverse situazioni in cui si trova. Quante volte ci ritroviamo a riproporre un comportamento perché certi di un effetto positivo conseguente allo stesso?
Ma se i meccanismi alla base del comportamento umano nel suo ambiente, possono essere letti nell’ottica di una presenza indispensabile di rinforzi positivi, ciò vale anche per il mondo online? E se la “Skinner Box” per eccellenza, dell’uomo moderno, fossero proprio i social media?

I likes che riceviamo ai nostri post, fungono da rinforzo positivo che incoraggia i post futuri, alimentando la dipendenza dai social media. Lo afferma uno studio condotto da Lindström e collaboratori (2021), che, analizzando più di un milione di post da oltre 4000 utenti individuali attraverso un modello computazionale ispirato ai principi del condizionamento operante, ha rilevato che il coinvolgimento sui social media è guidato dagli stessi principi dell'apprendimento della ricompensa degli animali. Nello studio, i partecipanti potevano pubblicare immagini divertenti con frasi tutte le volte che volevano nell’arco temporale di 25 minuti e ricevere likes come feedback, su una piattaforma simile ad Instagram. 

Dallo studio si evince come le persone pubblicavano più frequentemente quando ricevevano un maggior numeri di likes e meno quando la quantità era ridotta. Anche il tempo di latenza, cioè l’intervallo di tempo che intercorre tra lo stimolo e la risposta comportamentale, variava: maggiori erano i feedback positivi al post, meno tempo passava tra una pubblicazione e l’altra. Così come il topolino, preme la leva per ottenere il cibo, anche l’uomo quindi, affamato di likes, tenderebbe a pubblicare massivamente per ottenere una ricompensa che in questo caso è di tipo sociale, ovvero l’apprezzamento e il conseguente accrescimento della propria autostima.

Considerare che l'impegno sui social media è guidato da processi di apprendimento basati su meccanismi di ricompensa, può aiutarci a comprendere il funzionamento che sta alla base dell’uso dei social e il perché essi arrivano ad essere così dominanti nella vita di molte persone; allo stesso tempo, risulta essere fonte preziosa di spunti su come poter fronteggiare un eventuale utilizzo disadattivo e compulsivo degli stessi, che nei casi più gravi può trasformarsi nel rischio di una vera propria dipendenza. 

 


Bibliografia 

Lindström, B., Bellander, M., Schultner, D. T., Chang, A., Tobler, P. N., & Amodio, D. M. (2021). A computational reward learning account of social media engagement. Nature communications, 12(1), 1-10.

Skinner, B. F. (1938). The behavior of organisms: An experimental analysis. New York, D. Appleton-Century Company, incorporated.

Veronica Campisi Veronica Campisi

Psicologa clinica, iscritta all' Albo Psicologi della Regione Sicilia. Specializzata in Psicologia Scolastica. Lavora come insegnante e tutor DSA e BES.

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Daniele Asperges Daniele Asperges

Laureato all'Istituto Europeo di Design di Milano, ha lavorato come product designer, store visual merchandiser e kitchen designer. Il suo approccio spazia dal design thinking alle immagini vettoriali stile cartoon. Founder di AD Drawings.

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