Egoismo sano e altruismo patologico: un paradosso?

Egoismo sano e altruismo patologico: un paradosso?

Nel lontano 1939, lo psicologo Erich Fromm criticava la cultura moderna, colpevole di essere pervasa dal taboo dell’egoismo e di insegnare alle persone che essere egoisti fosse un peccato, mentre amare gli altri una virtù. Secondo Fromm (1939), questo taboo aveva il potere di impedire alle persone di sentire e dimostrare verso sé stessi un autentico e sano amore, da lui descritto come un’affermazione appassionata e rispettosa per la propria felicità, crescita e libertà.

Oggi, questa considerazione risulta ancora attuale e riflette l’abitudine della società a considerare l’egoismo come una caratteristica umana indesiderabile e persino immorale, mentre l’altruismo come un tratto universalmente desiderabile e virtuoso. Ma se i confini di questi due costrutti fossero in realtà più sfumati? È possibile che non tutto l’egoismo sia necessariamente nocivo e non tutto l’altruismo sia necessariamente sano?

Sull’onda di questa riflessione, Kaufman e Jauk (2020) hanno condotto un’indagine che aveva come principale obiettivo quello di misurare le differenze individuali di due forme di egoismo paradossale: l’egoismo sano – caratterizzato dalla capacità di riconoscere i propri desideri e bisogni e di rispondervi con rispetto verso sé stessi e gli altri – e l’altruismo patologico – caratterizzato da atteggiamenti eccessivamente oblativi, di condiscendenza e sacrificio.

Dai risultati emersi è stato possibile osservare la natura paradossale di entrambi i costrutti.
Il sano egoismo risultava correlato con livelli elevati di benessere psicologico e con una varietà di indici di funzionamento psicologico adattivo, tra cui la soddisfazione per la vita e la capacità di esperire un autentico orgoglio. Non solo, il sano egoismo era associato a uno stile interpersonale amichevole e assertivo, a tratti di personalità che riflettono orientamenti amorevoli e benevoli verso gli altri e a genuini orientamenti pro-sociali: le azioni “altruistiche” erano orientate alla crescita personale ed esperite come intrinsecamente piacevoli. Infine, la capacità di mettere al centro un sano rispetto verso sé stessi, i propri desideri e bisogni risultava assolutamente indipendente dall’egoismo patologico ed opportunistico, a cui generalmente facciamo riferimento utilizzando questo termine.
D’altra parte, l’altruismo patologico era associato ad esiti psicologici disadattavi e a tratti di narcisismo vulnerabile, caratterizzati dal bisogno di ricevere ammirazione e da alti livelli di vergogna esperiti. Chi otteneva elevati punteggi nell’altruismo patologico mostrava la tendenza ad aiutare gli altri per una motivazione egoistica, che non rifletteva motivazioni intenzionalmente sfruttatrici, ma piuttosto paure di tipo sociale. Infatti, l’altruismo patologico era correlato positivamente a comportamenti di aiuto eccessivamente educati e persino potenzialmente dannosi; infine, risultava correlato a diagnosi di depressione.

Qualcuno sostiene che l’egoismo è stato maldistribuito: c’è chi ne ha troppo e chi ne ha troppo poco. Ma se invece fosse stato a lungo mal concettualizzato? Se dietro l’ombra del significato che diamo al termine “egoismo” si celasse la ragione per cui molte persone faticano a volersi bene e a mettere al centro i propri bisogni? Non è una colpa: la società in cui viviamo promuove la totale abnegazione di sé, etichettando negativamente le persone che decidono di prendersi cura di sé o mostrano “troppo” amore nei propri confronti. Forse, ancora una volta, l’equilibrio è la chiave di tutto ed è ora di superare vecchi significati per riscoprire nuovi orizzonti di possibilità.

 


Bibliografia

Fromm, E. (1939). Selfishness and self-love. Psychiatry, 2(4), 507-523.

Kaufman, S. B., & Jauk, E. (2020). Healthy Selfishness and Pathological Altruism: Measuring Two Paradoxical Forms of Selfishness. Frontiers in psychology, 11, 1006.

Sara Santuari Sara Santuari

Psicologa e psicoterapeuta in formazione. Attraverso il suo lavoro di divulgazione vorrebbe aumentare la consapevolezza sui temi della salute mentale e contrastare lo stigma che li riguarda, una parola alla volta.

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Anastasia Montesano Anastasia Montesano

Ha 22 anni e viene da un piccolo paese della Basilicata. Tra i suoi interessi, come la musica e la fotografia, la sua dedizione più grande è il disegno. Dall'impegno che investe può trarne molta soddisfazione, ma più di tutto costituisce un piacere riuscire a mettere su carta una parte di lei.

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