“È una brutta cosa essere svegli quando la ragione dorme”
Perlis et al., 2016b
È sapere comune che il dormire in modo frammentato o insufficiente influenzi il nostro funzionamento durante il giorno; meno noti sono, invece, i cambiamenti che interessano la nostra cognizione e il nostro comportamento quando, durante la notte, siamo svegli.
Recentemente, un gruppo di ricercatori ha pubblicato un articolo che, raccogliendo al suo interno molti degli studi riguardanti le alterazioni cognitive, comportamentali ed emotive che si verificano durante la notte, mette in luce l’associazione tra la veglia notturna e l’incremento dei comportamenti maladattivi (Tubbs, Fernandez, Grandner, Perlis & Klerman, 2022).
Ad esempio, è stato osservato che, sebbene la maggior parte dei suicidi avvenga durante il giorno (Erazo, Baumert & Ladwig, 2004), correggendo i risultati in relazione ai tempi sonno/veglia della popolazione (cioè quante persone sono sveglie e quante dormono), il rischio di suicidio risultava tre volte superiore tra mezzanotte e le 6 del mattino, rispetto a qualunque altra ora del giorno (Perlis et al., 2016a). Si stima che anche il 55% dei crimini violenti vengano commessi tra le 19:00 e le 7:00 (Kelsay, Tillyer, Tillyer & Ward, 2017). In Italia, gli omicidi raggiungono il picco tra mezzanotte e le 6 del mattino (Sisti et al., 2012). Durante la notte aumenta anche l’uso illecito e inappropriato di sostanze (Montero-Moraga et al., 2020), e un discontrollo nell’assunzione di cibo: durante le ore notturne le scelte alimentari si sbilanciano verso carboidrati, lipidi e alimenti processati (Shechter, Grandner & St-Onge, 2014).
Le ipotesi individuate dagli autori per spiegare queste alterazioni comportamentali sono diverse: innanzitutto, dal punto di vista psicologico, la veglia notturna si verifica in un momento in cui gli affetti (intesi come spettro di emozioni e sentimenti) positivi raggiungono il loro picco più basso di tutte le 24 ore, mentre quelli negativi si trovano al loro punto più elevato. Questa oscillazione naturale influenza il modo in cui una persona interpreta i fatti e le circostanze e il proprio comportamento (Chellappa, Morris, & Scheer, 2020). Dunque, la veglia notturna altera la regolazione degli affetti negativi (Harrington Ashton, Sankarasubramanian, Anderson & Cairney, 2021), promuovendo il pensiero depressivo, ansioso e/o paranoico (Reeve, Sheaves & Freeman, 2018).
Dal punto di vista neurobiologico, un’ipotesi – detta “dell’omeostasi sinaptica” –, prevede che la veglia continua porti alla saturazione delle sinapsi e ad una ridotta trasmissione del segnale. Significa che, come una fibra muscolare in continua contrazione finisce per perdere la forza, anche il sistema nervoso, saturato, alla fine perde la sua capacità di essere efficace. Normalmente, il sonno aiuta il ripristino dell’omeostasi sinaptica, cioè fornisce al cervello una sorta di riposo (Ly et al., 2016). Quando questo non avviene, le risposte corticali risultano compromesse, dando vita a comportamenti disregolati. Inoltre, l’area prefrontale, che ci consente di gestire e adattare le nostre risposte comportamentali relative alla pianificazione a lungo termine, alla valutazione dei rischi e all’inibizione, è particolarmente sensibile alla privazione del sonno, e in grado di influire sulla disregolazione comportamentale (Diamond, 2013).
Dal quadro delineato, potrebbe essere semplice dedurre che le ragioni per cui una persona può trovarsi a rimanere sveglia durante la notte possono contribuire, esse stesse, alla disregolazione: insonnia, incubi, ipervigilanza, ma anche assunzione di ipnotici, alcol o altre sostanze, così come stress, ansia e disturbi dell’umore, possono tutti promuovere la veglia notturna e minare il buon equilibrio dei processi decisionali (Tubbs et al., 2022).
Bibliografia
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