Nel mondo sportivo, quello dell’arbitro è un compito delicato e di grande responsabilità: controllare che il gioco si svolga in maniera regolare, rende necessaria una condotta che, al di là di capacità tecniche e professionali indispensabili, sappia anche tollerare la pressione di giocatori e tifosi che frequentemente mettono in discussione le decisioni del professionista. Ma quanto il suo giudizio rimane nella sfera dell’imparzialità e obiettività?
A scendere in campo, compromettendo l’oggettività dell’azione arbitraria, troviamo numerosi rischi, tra cui la tendenza a favorire le squadre che giocano in casa (Balmer, Nevill & Williams, 2001). Diversi studi, infatti, dimostrano che le squadre che giocano nei propri stadi, si trovano in una posizione di vantaggio (Courneya & Carron, 1992): ciò non dipende solo da fattori quali la familiarità con il campo di gioco o la stanchezza degli avversari causata dal viaggio della trasferta, ma anche da elementi che condizionerebbero l’azione arbitraria stessa, come la tifoseria. Sono proprio i tifosi, che dalle tribune incitano e sostengono la propria squadra, ad influenzare maggiormente le decisioni arbitrali e a cambiare le sorti di quel gioco a cui sembrano partecipare attivamente (Nevill & Holder, 1999). Ma quali sono le cause di questi errori nei processi decisionali dell’azione arbitraria? Alcuni studi (Glamser, 1990; Lehman & Reifman, 1987) pongono l’attenzione su aspetti emotivi quali l’incapacità di reggere le pressioni derivanti dalla tifoseria di casa e la paura di prendere decisioni impopolari, altri (Bettman, Johnson, & Payne, 1990) ritengono che, di fronte a informazioni poco chiare e difficili da interpretare, gli arbitri darebbero maggiore importanza alle informazioni uditive provenienti dalla folla, portando, inevitabilmente, ad uno squilibrio delle decisioni a favore della squadra di casa.
Uno studio condotto da Nevill, Balmer e Williams (2002) ha visto come protagonisti 40 arbitri inglesi ai quali è stato chiesto di valutare la correttezza di azioni registrate durante una partita della Premier League inglese tra Liverpool (in casa) e Leicester City (in trasferta) della stagione 1998/1999. Gli arbitri sono stati assegnati in maniera casuale a due gruppi che hanno preso visione del video in differenti condizioni: o in totale silenzio o con il rumore della folla. La presenza o l'assenza di rumore della folla ha avuto un impatto significativo sulle decisioni prese dagli arbitri, i quali, hanno assegnato un maggior numero di falli contro i giocatori in trasferta se esposti alla visione del video in condizioni di rumore.
Inoltre, dallo studio si evince come l’esperienza arbitrale, sembra essere un fattore protettivo contro questi rischi, confermando studi precedenti secondo i quali l’esperienza lavorativa possa aiutare ad avere un maggiore controllo sugli stati emotivi e avere basi di conoscenza specifiche per compiti più avanzati che facilitano le decisioni anche in ambienti stressanti (Hardy, Jones & Gould, 1996).
È evidente, dunque, che la prestazione arbitrale debba essere necessariamente accompagnata da un’adeguata formazione che, oltre le competenze tecniche, possa aiutare i professionisti a fronteggiare situazioni che potrebbero inficiare il loro ruolo professionale e non ultimo il proprio benessere personale. Prendere decisioni sotto pressione, infatti, non lasciarsi condizionare da fattori esterni, essere esposti frequentemente ad aggressioni verbali che possono sfociare in attacchi personali, ritengo siano campanelli d’allarme da non sottovalutare per evitare l’instaurarsi di dinamiche negative dal punto di vista psicologico.
Bibliografia
Balmer, N. J., Nevill, A. M., & Williams, A. M. (2001). Home advantage in the Winter Olympics (1908–1998). Journal of Sports Sciences, 19, 129–139.
Bettman, J. R., Johnson, E. J., & Payne, J. (1990). A componential analysis of cognitive effort and choice. Organizational Behavior and Human Performance, 45, 111–139.
Courneya, K. S., & Carron, A. V. (1992). The home advantage in sport competitions: A literature review. Journal of Sport and Exercise Psychology, 14, 13–27.
Glamser, F. D. (1990). Contest location, player misconduct, and race: A case from English soccer. Journal of Sport Behavior, 13, 41–49.
Hardy, L., Jones, J. G., & Gould, D. (1996). Understanding psychological preparation for sport: Theory and practice of elite performers. Chichester, UK: Wiley.
Lehman, D. R., & Reifman, A. (1987). Spectator influence on basketball officiating. Journal of Social Psychology, 127, 673–675.
Nevill, A., Balmer, N., & Williams, M. (2002). The influence of crowd noise and experience upon refereeing decisions in football. Psychology of Sport and Exercise, 3, 261–272.
Nevill, A. M., & Holder, R. L. (1999). Home advantage in sport: An overview of studies on the advantage of playing at home. Sports Medicine, 28, 221–236.